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MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO

Camerino, Natale 2019

Carissimi Sacerdoti, Religiosi/e, Fratelli e Sorelle nel Signore,

l’approssimarsi della festa del Natale fa sorgere il desiderio di rallentare il turbinio dei nostri ritmi quotidiani e di sostare di fronte al mistero sorprendente della nascita di Dio. Dal momento che non è possibile scandagliare l’immensità di questo dono, quest’anno mi sono sentito particolarmente attratto dal versetto 11 del prologo del Vangelo di Giovanni: «Venne tra i suoi e i suoi non lo hanno accolto».

L’evangelista ci consegna la dimensione dell’immensità del dono di Dio che viene in mezzo all’umanità come un familiare che visita i suoi! Ci parla di un “viaggio” dal luogo in cui Gesù dimorava per andare alla ricerca di noi che eravamo fuori di lui. Tuttavia, il desiderio di Gesù di immergersi fra noi è ferito dal rifiuto, dalla diffidenza, dal dolore, dal conflitto. Mentre Gesù è sempre descritto in un atteggiamento di ascolto recettivo nei confronti del Padre, l’uomo è disorientato e vive la frattura di un’armonia spezzata che coinvolge tutta la creazione.

La non accoglienza di Dio nella nostra vita rispecchia tante altre nostre chiusure: il rifiuto inconsapevole di noi stessi che si traduce in scelte egoistiche; una sempre più dilagante cecità che diventa spesso ostilità verso il bisogno dell’altro. Infine, l’indifferenza verso il creato del quale sappiamo sfruttare la ricchezza, senza imparare a custodirlo come nostra casa comune (cfr. Lettera apostolica Laudato si’ di Papa Francesco).

Le conseguenze nefaste del terremoto di tre anni fa hanno sicuramente acuito il senso di sfiducia e di precarietà che non fa gioire il cuore, ma lo chiude nello sconforto e nell’aridità. Ciononostante, non mancano segni di rinascita. Girando per la Diocesi, ho notato nuovi cantieri e abitazioni che tornano a pulsare di vita. Siamo ancora molto indietro e la lentezza della burocrazia rallenta e irrita coloro che attendono fatti concreti e non più vuote promesse. Scarseggia il lavoro, le attività produttive sono in crisi, la natalità diminuisce con l’incremento dello scetticismo.

Nonostante queste difficoltà, domenica 15 dicembre abbiamo vissuto a Camerino un evento straordinario con la riapertura della meravigliosa Basilica di San Venanzio restituita al suo originario splendore. È un inequivocabile segno di speranza che inaugura un nuovo corso per tutta la nostra Chiesa locale. È la prima chiesa di Camerino a riaprire le sue porte e, per l’imponenza che le appartiene, rappresenterà per gli anni a venire il punto centrale di riferimento per tutte le celebrazioni solenni della Diocesi. Ringraziamo il Signore per questo dono di vita, e non smettiamo di essere grati ai generosi benefattori che hanno reso possibile questo momento di significativa rinascita.

Accogliere il Signore significa anche saper riconoscere questi virgulti di novità che si compiono nella nostra vita quotidiana, il più delle volte in modo silenzioso e nascosto, altre volte in maniera eclatante e con i segni inconfondibili della festa. D’altra parte, la nascita di un figlio, anche nelle difficoltà contingenti, rappresenta il dono più bello che rallegra il cuore e rinnova il mistero della vita. Infatti il Papa, nella sua recente lettera apostolica Admirabile signum ha voluto sottolineare l’importanza del presepe perché «rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia». Anche questo è un modo semplice per accogliere «Dio che si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma».

Accogliamo, quindi, con amore e gratitudine il Figlio di Dio che viene tra noi attraverso i gemiti del parto, condividendo le nostre fatiche e facendosi umiliare fino alla fine dalla nostra indifferenza. Con la nostra accoglienza, cerchiamo di modificare l’esito drammatico del Vangelo e, invece del rifiuto, impegniamoci a riconoscere che siamo quelli che Egli è venuto a salvare: i suoi.

Auguro a tutti Voi una lieta e serena festa del Natale del Signore!

il vostro Vescovo,

+Francesco

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