Luca Merlo, Yves Congar, Morcelliana, Brescia 2014, pp. 128, € 12,50.

 

Il secolo scorso è stato il secolo del Concilio Vaticano II. Quest’evento ebbe una lunga incubazione preparatoria per opera di personalità che, dai settori più vari della cultura, in certa misura lo prepararono, ne avvertirono l’urgenza, contribuirono anche per chiamata a collaborarvi e s’impegnarono profondamente a darci i Documenti che illuminano la vita contemporanea della Chiesa cattolica.

A titolo di utile ricordo, anche se ingiusto perché il numero è troppo lungo per ricordarne molti, ecco: Guardini, von Balthasar, De Lubac, Rahner, Barth, Daniélou, Bonhoeffer. La loro riflessione teologica ha raggiunto le profondità della fede perché ha descritto i legami del mistero uomo in relazione con Dio, proiettando uno sguardo nuovo sulla storia e sulla Chiesa. Questo pensiero rianimò la speranza, di cui il Cristianesimo è portatore da duemila anni, annunciata con il Natale e proclamata nella Pasqua di risurrezione.

Il teologo Giacomo Canobbio dirige la collana Novecento teologico che, nel ventinovesimo titolo, propone questa biografia critica di Yves Congar, scritta da L. Merlo. Invito a leggere il profilo umano, religioso e teologico di questo padre domenicano che ha servito la Chiesa donando al Concilio Vaticano II tra i contributi più importanti e più urgenti, in uno stile semplice e fedele alla grande tradizione dei Padri della Chiesa.

Quanto Papa FRANCESCO oggi viene proponendo con la Sua vita e il Suo magistero richiama i contributi più significativi di Congar: la riforma della Chiesa, la collegialità, la sinodalità, il laicato, la Parola di Dio, la scelta per i poveri, la libertà di coscienza, la dignità della persona. “Per la Chiesa stessa, la verità totale non si trova che nella comunione totale. Tradizione non vuol dire ripetizione, e neppure propriamente passato… Essa è la presenza del principio in tutte le tappe del suo sviluppo”.

Non bisogna confondere la Tradizione con le tradizioni inerenti a culto e disciplina (la posizione del vescovo Lefebvre). Per Congar, ritornare alla Tradizione è vivere la medesima fedeltà del principio in ogni momento della sua storia. Fedele interprete della persuasione dei Padri secondo i quali la Chiesa “semper reformanda est”, la figura di Congar appare come un autorevole padre moderno che mentre approfondisce le note della Chiesa – una santa cattolica e apostolica – ne riafferma la cattolicità come “riferimento vivente, per nulla servile e meccanico, all’autorità apostolica voluta dal Signore”.

La lettura di una biografia, come questa di Congar, rappresenta una maniera piana per venir informati e formati su problematiche e vicende che, se analizzate in modo tematico, astratto e con metodologia rigorosamente scientifica, rischia di non far avvicinare un grande pubblico. Diversamente, mediante la vita di P. Congar siamo introdotti nel grande avvenimento del Vaticano II e nella sua attualità.