Catechesi

Trasformazione missionaria della Chiesa
secondo l’Evangelii gaudium cap.1 e 5.

Relazione tenuta da don Tonino Lasconi ai sacerdoti di Camerino.


Premessa
: non voglio fare una presentazione di tipo scolastico, ma una riflessione trasversale, attorno a tre parole, care a papa Francesco: uscita, periferie e odore delle pecore.

  1. Uscita

La Chiesa è fatta per andare.

Gesù esce, cammina, incontra. E lascia ai suoi questa consegna: “Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 19-20).

“Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano” (Mc 16, 20).

La Chiesa dovrebbe essere in uscita, ma in realtà appare ferma e statica.

Chiesa in uscita, ma da che cosa?

  • Dalle cose come stanno nell’attuale pastorale. E’ necessario avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria: strutture ecclesiali, orari, stili, parrocchie, movimenti, associazioni, vescovi, sacerdoti, laici.

  • Dal “si è fatto sempre così”.

“Invito tutti ad essere audaci e creativi” (EG 33).

  • Dal“Cosa” comunicare del messaggio: perdersi su aspetti marginali, dimenticando l’essenziale.

  • Dal “Come” comunicare: “esprimere le verità di sempre in un linguaggio che consenta di riconoscere la sua permanente novità….trasmettere all’uomo di oggi il messaggio evangelico nel suo immutabile significato” (EG 41).

  • Dalle consuetudini belle e radicate, ma…”Possono essere belle, però ora non rendono lo stesso servizio in ordine alla trasmissione del Vangelo. Non abbiamo paura a rivederle” (EG 43).

  • Da norme e precetti ecclesiali, una volta molto efficaci, ma che non hanno più la stessa forza educativa come canali di vita.

  • Dalla Chiesa dogana: nemmeno le porte dei sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi, in particolare il Battesimo. L’Eucaristia non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. La Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa.

  1. Le periferie

“Dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti…Si orientino completamente verso la missione” (EG 28).

Ogni comunità e ogni cristiano è invitato “ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (EG 20).

Periferie: parola prediletta dal Papa, richiama gli insediamenti ai margini delle metropoli, gli emarginati, le baracche, violenza, droga; ma anche altre più sotterranee e insidiose, come difficoltà, sofferenza, incertezza, scoraggiamento…

  1. Noi stessi. La nostra età, la nostra formazione, la nostra storia.

Tendenza a considerare il mondo secolarizzato e laicizzato di oggi come un nostro dominio, come un popolo che abbiamo battezzato, istruito, plasmato, governato e che poi si è ribellato. Il nostro futuro e il nostro impegno tende alla riconquista di esso.

Il mondo è cambiato, però continuiamo a ripetere le cose come se non fosse cambiato, magari cercando di aggiornarle, di renderle più simpatiche…oppure mettendo delle toppe; vedi zone pastorali, pluriparroci, stranieri…

L’età. Siamo vecchi. Anziani sì, ma vecchi rassegnati no. Non ci è permesso rimpiangere il passato, perché dobbiamo evangelizzare il presente.

  1. I “i messaroli”. Quelli che ci sono. Da rianimare. Renderli consapevoli. Portarli a essere collaboratori e corresponsabili. Non li deprimiamo, quasi incoraggiandoli ad andarsene (“siamo pochi, sempre meno; i giovani non ci sono più; i ragazzi, fatta la cresima, se ne vanno; non ci sono più preti…”): incoraggiamoli, stimoliamoli, responsabilizziamoli…

Le zone pastorali, i pluriparroci… Cerchiamo di fare in modo che non ci si riduca a togliere, a diminuire, a dare di meno, ma a dare diverso, di più e meglio.

Occhio! Gran parte del lavoro e di quello che si può fare tocca a noi. Rinnovare l’omelia o la catechesi dipende da noi non dal Vescovo o dal Papa.

  1. La periferia più: quelli che se ne vanno, quelli andati, quelli mai entrati. La più grande, trascurata periferia.

Dobbiamo decidere ad annunciare il Vangelo. Noi lo leggiamo e spieghiamo a quelli che vengono in chiesa, ripetendo sempre le stesse cose. Non annunciamo. Fuori delle chiese e delle aule di catechismo il Vangelo non circola. Dobbiamo riprendere lo “strada facendo”. Dobbiamo ricordare che “la mia parola è come l’acqua e la neve; non scende senza aver prodotto il suo frutto”. Facciamola scendere.

Il solito ritardo ad accogliere i media: le strade dove far circolare la parola di Dio. Non soltanto adoperandoli, ma conoscendone la lingua e le regole comunicative.

  1. L’odore delle pecore.

Si può odorare di pecore soltanto se si accetta di essere pastore delle pecore. Ma dobbiamo reinventare un modo nuovo di essere pastori. Sta scomparendo il pastore vecchio stampo: il parroco che conosceva tutti, che sapeva tutto di tutti…, può essere cancellato dal parroco fuggi fuggi, in corsa tra cinque o più parrocchie.

Spirito e spirito

Il modo nuovo è quello di sempre: “Aprirsi senza paura all’azione dello Spirito Santo (preghiera, meditazione, rapporto personale con Gesù) (EG 259) per avere spirito.

Un’evangelizzazione con spirito è molto diversa da un insieme di compiti vissuti come un pesante obbligo che semplicemente si tollera. Il Papa incoraggia “una stagione evangelizzatrice più fervorosa, gioiosa, generosa, audace, piena di amore fino in fondo e di vita coraggiosa! Ma nessuna motivazione sarà sufficiente se non arde nei cuori il fuoco dello Spirito” (EG 261).

Coltivare la gioia e l’orgoglio di essere pastori. Nessuno orgoglio e nessuna gioia se ci sentiamo falliti, se ci sentiamo reduci di una guerra persa. Attenzione a parlare della Chiesa prossima alla scomparsa: preti vecchi, le parrocchie si chiudono, mancano le vocazioni, le chiese si vuotano, vengono solo i vecchi, i ragazzi dopo la cresima se ne vanno…

Vi è chi si consola dicendo che oggi è più difficile…

“E’ salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nell’annuncio” (EG 263).

Un modello e una passione: Gesù.

“Gesù stesso è il modello di questa scelta che ci introduce nel cuore del popolo… Affascinati da tale modello, vogliamo inserirci a fondo nella società, condividiamo la vita con tutti, ascoltiamo le preoccupazioni, collaboriamo materialmente e spiritualmente nelle loro necessità, ci rallegriamo con coloro che sono nella gioia, piangiamo con quelli che piangono e ci impegniamo nella costruzione di un mondo nuovo, gomito a gomito con gli altri. Ma non come un obbligo, non come un peso che ci esaurisce, ma come una scelta personale che ci riempie di gioia e ci conferisce identità”(EG 269).

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