Informazioni generali sull'Arcidiocesi di Camerino - San Severino Marche

cartina diocesi  
PATRONI:
San Venanzio martire - San Severino vescovo


CATTEDRALE: SS. Annunziata (Camerino)


CONCATTEDRALE: Sant'Agostino (San Severino Marche)




L' ARCIVESCOVO:
mons. Francesco Massara
arcivescovado - piazza Cavour 12 - 62032 CAMERINO -MC
telefono 0737 - 630400


DATI STATISTICI:
Superficie: 1.603 km2
Popolazione: 57.250 ab.
Parrocchie: 95
Sacerdoti: 98
Vicarie: 6
Religiosi: 237




 
INFORMAZIONI GENERALI:
L'Arcidiocesi di Camerino - San Severino Marche è stata eretta canonicamente il 30 settembre 1986 con decretodella Congregazione dei Vescovi, che stabiliva l'unificazione dell'arcidiocesi di Camerino e della diocesi di San Severino Marche.
E' stata riconosciuta civilmente il 4 aprile 1987 con decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 aprile 1987. Fa parte della Metropolia di Fermo ed è inserita nel quadro della Conferenza Episcopale Marchigiana. Confina: a nord con le diocesi di Fabriano-Matelica, Senigallia, Jesi; a est con le diocesi di Ancona-Osimo e Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treja; a sud con le diocesi di San Benedetto-Ripatransone-Montalto, Fermo, Spoleto; a ovest con le diocesi di Spoleto, Foligno, Assisi-Nocera.
Si estende nelle province di Macerata e Ancona. 34 Comuni fanno parte della circoscrizione territoriale diocesana
: - In provincia di Ancona: Arcevia (fraz. Avacelli), Mergo, Serra S.Quirico; - In provincia di Macerata: Acquacanina, Apiro, Belforte del Chienti, Bolognola, Caldarola, Camerino, Camporotondo di Fiastrone, Castelraimondo, Castel S.Angelo sul Nera, Cessapalombo, Esanatoglia, Fiastra, Fiordimonte, Fiuminata, Gagliole, Gualdo di Macerata (loc. S.Maria Maddalena), Montecavallo, Muccia, Pievebovigliana, Pievetorina, Pioraco, Poggio S.Vicino, Ripe San Ginesio, San Ginesio, San Severino Marche, Sarnano, Sefro, Serrapetrona, Serravalle di Chienti, Ussita, Visso.





Descrizione storico - geografica:



Camerino


Camerino L'Arcidiocesi di Camerino: è una regione lunga e stretta chiusa da monti da ogni parte. I geografi la chiamano sinclinale camertina, gli storici "Camerino suo ducato suo stato".
Chi la osserva intera comprende che nessuna zona delle Marche si è altrettanto offerta come naturale area di uno stato. I Sibillini, con cime tutte oltre i 2000 metri, svettano lontano a sud e saldano due parallele montuose: ad occidente monte Igno, monte Primo, monte Cucco, Catria, monte Nerone; ad oriente monte Fiungo, Letegge, fino al gruppo del S.Vicino. A nord l'occhio si dilata senza sbarramenti.
Tre corsi principali tagliano orizzontalmente l'area dal monte al mare: il fiume Chienti, il Potenza, l'Esino che dai monti di Esanatoglia scende a Matelica e poi prende verso nord-est dove delimita il territorio diocesano. Corsi più piccoli affluiscono nei primi: il Fiastrone, lo Scarsito, il Fiastra che limita la diocesi ad oriente. Popolazioni remotissime hanno lasciato tracce, soprattutto utensili di pietra, nel Camerinese.
Stazioni paleolitiche, neolitiche ed eneolitiche si ritrovano nei paesi del circondario. I camerti erano tribù umbra che valicò l'Appennino e nell'incontro con questa terra e con gli sparuti abitanti già esistenti prese l'identità di un piccolo popolo. Sono popoli eneolitici che si fondono con le infiltrazioni protostoriche.
Nel IV secolo avanti Cristo l'incontro coi romani destò il piccolo popolo a prendere coscienza di fronte a se stesso e agli altri. All'editto di Costantino i cristiani, a Camerino come ovunque, dovevano essere pochi. Sembra logico che, in questa "regione" montana, vicina al centro della penisola attraversata dalla Flaminia che da Forum Flaminii, presso Foligno, saliva a Plestia, scendeva alla val di Chienti e che, dall'altra diramazione, da Nocera Umbra, volgeva alla valle del Potenza, gli apostoli penetrassero da Roma attraverso l'interno. Gli Atti di San Venanzio, martire camerte, accresciuti da un codicillo sull'istituzione della diocesi nel 250 quando il giovanetto cadde nella persecuzione di Decio, sono tardivi e sospetti, mentre la devozione al santo Ë antichissima e degna di rispetto.
La diocesi è documentabile dal V secolo quando il suo vescovo Geronzio intervenne con altri 47 confratelli al concilio romano di papa Ilario nel 465. La storia comparata delle diocesi esistenti lungo la Flaminia, analogie etniche e geografiche fanno supporre che Camerino avesse il vescovo stabile fin dalla prima metà del Trecento. Il territorio rimase limitato fino ai primi del VI secolo quando, con l'invasione dei Longobardi, Camerino altolevata sulla "sua regione" divenne una metropoli longobarda, prima Marca (la seconda in ordine di tempo fu Fermo e la terza Ancona: insieme, in tempi molto vicini a noi, formeranno le Marche).
Dai Goti e Longobardi furono distrutte gloriose città romane sedi certe o incerte di diocesi: Septempeda, Sentinum, Tolentino, Urbs Salvia, Pollentia, Trea, Plestia, Cingoli. I vescovi di Camerino, dietro precisa disposizione pontificia, ne assunsero il servizio pastorale. Si trattò di assistenza religiosa a poverissima gente, decaduta culturalmente e religiosamente.
Penso ai dieci vescovi, i soli che conosciamo, del primo millennio, successori di Geronzio: Bonifacio, Severo, Glorioso, Felice, Arvino, Fratello, Ansovino, Eudo, Pietro, Romualdo. Li penso missionari nel deserto, vasto più di tutte le altre concentrazioni ecclesiastiche regionali, impervio e incolto. Su tutti emerse la figura di un santo, probabilmente longobardo, Ansovino (850-868 c.), che gli Atti, molto vicini a lui, qualificano come uomo della carità e imitatore di Cristo, ma che soprattutto emerse per un'eroica contestazione: non accettò l'episcopato fin quando Ludovico II imperatore, di cui era consigliere, non lo assicurò che non sarebbe stato costretto a impugnare le armi, secondo una pessima consuetudine del tempo. Benché i santi restino al di sopra delle parti, è probabile che i devoti abbiano, per lo meno avessero allora, preferenze razziali: Venanzio sarebbe stato protettore dell'etnia romana e Ansovino di quella longobarda. La serie dei vescovi camerinesi, nel secondo millennio, quasi nota al completo nei suoi 76 componenti, ha profondamente inciso sulla vita cittadina e diocesana.
Quando nel secolo decimo quarto, con ritardo spiegabile per la forte presenza barbarica, fiorì il primo umanesimo, cominciò la serie degli smembramenti. Nel 1320 Giovanni XXII elevò Macerata alla dignità di diocesi e città: una parte del territorio fu detratta da Fermo e una da Camerino. Nel 1586 Sisto V elevò a città e diocesi Tolentino (che unì al vescovo di Macerata) e San Severino Marche (era una restituzione) e compensò Camerino con alcune parrocchie spoletine. Nel 1728 Benedetto XIII elevò a città e diocesi Fabriano che pur rimaneva unita aeque principaliter a Camerino; nel 1785 Pio VI dette vescovo autonomo a Fabriano e creò città e diocesi Matelica (ancora una restituzione) che unì a Fabriano. Camerino fu compensata con due titoli: metropolitana la Cattedrale, arcivescovo il vescovo. " un po' buffo che quando diminuì potere e territorio crebbero i titoli. Nel 1815 Pio VII elevò a città e diocesi Treia (altra restituzione), che dapprima fu amministrata dal vescovo di Camerino, poi di San Severino, ora di Macerata.
Le tante sottrazioni subite nel tempo spiegano lo sfrangiamento territoriale di oggi, non sistemato dal piccolo ritocco del 19 marzo 1984 che affidò a Camerino alcune frange marchigiane di diocesi umbre (Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Sefro) e fece perdere alla diocesi alcune parrocchie di frazioni religiosamente staccate dai loro centri comunali. Insieme alla spiritualità diocesana attivata da vescovi, da pievi e parrocchie, potente Ë l'influsso benedettino sparso dalle tante abbadie ridotte ora ad una significativa presenza del romanico e del gotico, e l'influsso francescano le cui molteplici famiglie a Camerino ebbero una seconda patria. In diocesi sono sorti i Camaldolesi (1006) a Valdicastro; i Silvestrini (1230) a Monte Fano di Fabriano; i Cappuccini (1528) a Camerino; a Brogliano in territorio camerte, anche se in diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, sono sorti gli Osservanti.
Dai Benedettini e dai Francescani fiorirono molti beati che il popolo venera in altrettanti santuari. Su tutti emerge una Clarissa: Camilla Battista Da Varano (1458-1524). Ella trasferì il profondo travaglio umanistico rinascimentale nel personalissimo combattimento spirituale aperto al soprannaturale dapprima a ritmo lento, poi accelerato, dall'orazione discorsiva ai rapimenti mistici. Le sue "Opere spirituali" sono un alto traguardo della letteratura mistica universale.
Quando in città si sviluppò la Signoria, dominata dai Da Varano per quasi tre secoli, nella piccola corte vissero intensi momenti di attività culturale. La spiritualità diocesana li fermentò quando esplosero in forme creative. Così la scuola pittorica camerinese, quelle di Fabriano e San Severino, tutte sorte in diocesi, come i grandi cicli pittorici del Maestro di Campodonico e del Cappellone di S.Nicola a Tolentino hanno temi francescani e benedettini. Mentre nasceva l'Università, la scuola scultorea camerte-vissana attingeva nella sua abbondante produzione alla fede popolare.







San Severino Marche:


San Severino Marche Septempeda, municipio romano, nell'alta valle del Potenza, lungo la Flaminia, faceva parte della V regio augustea. Che fosse diocesi prima che i Goti o i Longobardi la distruggessero nel secolo VI Ë attestato dalla Vita sanctorum Severini et Victorini.
Severino è anche l'unico vescovo conosciuto dell'antica città. Composta nel VII o più probabilmente nell' VIII secolo la vita del santo manca, come allora era normale, di ogni aggancio cronologico. La tradizione pone il santo tra il 540 e il 545, indica nell'area attigua alla Pieve al margine della zona archeologica la sede dell'antica cattedrale, riporta le date delle feste del santo: l'8 gennaio, l'8 giugno, il 30 novembre.
Il Lanzoni avanza l'ipotesi che il santo potesse essere identificato con il vescovo Severus ricordato al Concilio di Sardica intorno al 342, quindi nel IV secolo. E l'ipotesi Ë verosimile non solo perché il posto occupato da "quel Severus potrebbe convenire con il vescovo di Septempeda", ma anche perché tra il IV e il V secolo nella Regio V esistevano almeno 15 diocesi. Come per le altre città abbattute dai Goti e dai Longobardi, nelle alte valli del Chienti e del Potenza, dagli Appennini al fiume Fiastra e al confine con la diocesi di Fermo sul colle ove sorgerà Macerata, il vescovo di Camerino provvide per incarico di Gregorio Magno all'assistenza religiosa delle povere e sparute popolazioni.
Intanto gli abitanti dell'antica Septempeda risalirono sul monte Nero ove lentamente costruirono il nuovo abitato cui dettero il nome del santo vescovo: Sanseverino. Benché gli archivi ecclesiastici sanseverinati, beneficiari anche di tante floride abbadie, conservino molti documenti pergamenacei e cartacei, una vera dovizia culturale della città e diocesi, per il millennio unitario con Camerino si possono rimarcare pochi fatti anche se molto significativi: nell'alto medioevo i vescovi esercitarono su molti castelli sanseverinati il potere temporale; costruirono chiese (documentate quelle del 944 e 1061); incrementarono la vita comune dei canonici; stimolarono il sorgere di molte abbadie.
Nell'insieme la vita religiosa altomedievale si configura come fondamento del lento rinascimento economico, culturale, giuridico, civile di una popolazione che al centro e nel territorio era stata prostrata dai barbari; e, nel basso medioevo, il sorgere della organizzazione pievana, a fianco a quella monastica, che prelude la fitta rete delle parrocchie, accompagna l'impianto dei piccoli gruppi in minuscoli e numerosi insediamenti. In città il fenomeno culturale più consistente fu rappresentato dalla vivace produzione pittorica di artisti locali ad alto livello che per tre secoli, il XV e il XVI, servirono le chiese diocesane ed ebbero molte richieste fuori.
Nel 1586 Sisto V, un marchigiano attivissimo nella concessione di benefici a vari centri della regione, concesse a Sanseverino il titolo di città e la sede episcopale. Cattedrale divenne il "duomo vecchio", sul monte Nero, nel più intatto quartiere medioevale delle Marche, ove i fuggiaschi di Septempeda avevano ricostruito, anche con l'aiuto dei Benedettini, la propria sede, e il vescovo di Camerino Eudo, fin dal 944, aveva "cominciato a costruire dalle fondamenta una chiesa in onore della Vergine Maria e di tutte le celesti schiere".
Quando poi, cambiate le condizioni economiche e politiche, la gente ridiscese sulla sponda del fiume Potenza, esigenze pastorali convinsero i vescovi ad elevare a cattedrale la chiesa di S.Agostino (1827), vicina alla piazza maggiore. Così al terzo assestamento urbano risponde la terza sede della cattedrale con una logica dettata dal rapporto cultuale e dalle esigenze pastorali. Dal 1967 la diocesi fu retta dall'arcivescovo di Camerino.
Le due diocesi furono unite nell'arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche con decreto della Santa Sede in data 30 settembre 1986. Il territorio diocesano quando Sanseverino era autonoma era limitato al comune di Sanseverino e di Poggiosanvicino con l'aggiunta di una parrocchia del comune di Apiro (Frontale), con un abitato complessivo di 13.850 anime.
La presenza dei vescovi, di molti religiosi, uomini e donne, monaci e frati, di clero secolare sufficiente per il servizio delle 30 parrocchie quasi tutte rurali, aiutò lo sviluppo di intensa fede popolare e di tanti culti ognuno assistito da comunità religiose. Citiamo il santuario della Madonna dei Lumi sorto contemporaneamente alla diocesi: nel 1584, tra il 16 e il 17 gennaio "fu veduto scintillar per aria un gran splendore sopra il luogo della Vergine per lo spazio di un'ora". Alcuni contadini attestarono di aver visto un gran numero di lumi venire dall'alto verso l'immagine della Madonna dipinta in un'edicola, mentre due raggi luminosi partivano dall'edicola e si elevavano su verso il cielo.
L'apparizione si ripeté molte volte sempre collegata con Loreto da dove provenivano i lumi. Onde il santuario cittadino iniziato già nel 1586. La zona rurale si costruì il proprio santuario mariano a soli due chilometri dalla città all'apertura della valle a nord che accoglie la maggior parte delle parrocchie di campagna. Anche lì esisteva l'edicola che accoglieva una Pietà, una vesperbild, come ce ne sono tante in tutte le pendici dei Sibillini. Il 22 aprile 1519 i fedeli la videro piangere.
Corse la fama del prodigio, accorsero i pellegrini da tutta la regione, si costruì il maestoso rinascimentale santuario del Glorioso, soprattutto visitato da grandi folle nella festa dell'Ascensione. L'altro santuario caro ai sanseverinati, anch'esso fuori le mura e a un paio di chilometri dalla città, ma a sud e a monte, è dedicato a S.Pacifico Divini, frate minore nato a Sanseverino nel 1653, vissuto nel finale della vita nel convento a fianco del santuario, canonizzato da Gregorio XVI nel 1839. A Sanseverino sono ancora presenti monaci e monache Benedettine, le Clarisse, varie congregazioni maschili e femminili.

 

 Un ruolo di primo piano nella formazione giovanile esercitano le suore del Bambin Gesù, un istituto cittadino che offre agli studenti di un largo raggio un istituto magistrale e un liceo linguistico ottimamente qualificati. Colpisce nel territorio di Sanseverino la presenza di spiritualità varie e marcate, soprattutto quella benedettina e francescana, realizzate in un'anima schiettamente popolare e fuse in unica spiritualità: quella diocesana. (a cura di mons. Angelo Antonio Bittarelli).

 



VESCOVI EMERITI:

Mons. Francesco Gioia, ofm cap.
Nato a S. Vit
o dei Normanni, arcidiocesi di Brindisi-Ostuni il 21 luglio 1938; ordinato sacerdote il 29 giugno 1965; eletto il 2 febbraio 1990; ordinato vescovo il 5 aprile 1990; immesso in sede il 1 maggio 1990; Delegato Pontificio per la basilica di S. Antonio in
Padova indirizzo:00120 CITTA' DEL VATICANO;


Mons. Angelo Fagiani
Nato a Monterubbiano, arcidiocesi di Fermo, il 18 aprile 1943; ordinato sacerdote il 13 marzo 1967; eletto il 14 aprile 1997; ordinato vescovo e immesso in sede il 31 maggio 1997;

 

Mons. Francesco Giovanni Brugnaro
Nato a San Donà del Piave (VE). Del clero dell’Arcidiocesi di Milano. Eletto a questa sede arcivescovile il 3 settembre 2007, consacrato il 29 settembre 2007, prese possesso il 28 ottobre 2007.
Il 27 luglio 2018 papa Francesco accolse la sua rinuncia al governo pastorale dell'arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti di età. Da allora è Arcivescovo emerito.


Cronotassi dei Vescovi di Camerino
 
Mancano notizie certe del III e IV secolo. Molte sono le lacune della cronotassi per l’Altomedioevo.
Conterremo la elencazione alle notizie sicure.

1. GERONZIO
Primo certo vescovo di Camerino è Geronzio che nel 465 firmò il concilio romano di papa Ilario.
2. BONIFACIO
Nel 501 e 504 partecipò a due concili di papa Simmaco.
3. SEVERO
È destinatario di una lettera di Pelagio I nel 560.
4. GLORIOSO
5. FELICE
Glorioso nel 649 e Felice nel 681 conservano nomi latini in era longobarda.
Di un SOLONE o SALMES non si hanno documenti certi.
6. ARVINUS 
A un placito tenuto a Camerino nell’811 da un gastaldo e due scabini presenzia “Arvinus episcopus”.
7. FRATELLO
È presente alla coronazione di Ludovico II a Roma nell’844.
È caduto nelle opere degli storici il nome di “ANSELMUS camortinus”.
8. ANSOVINO (non Anselmo) 
850 circa-868. È il santo della serie. Lo hanno venerato in vita e in morte per i suoi prodigi. Rifulse per la forza con la quale contestò consuetudini non accettabili e per la carità con la quale assisté il suo popolo.
Non ha documentazione accettabile “CELSO”.
9. EUDO 
Eudo è autore del famoso diploma datato 944 con il quale autorizza la erezione di S.Maria a Sanseverino.
10. PIETRO I
Commise a Pellegrino monaco la biografia di Sant’Ansovino (963-967).
11. ROMUALDO
Nel 993 partecipò alla canonizzazione di S.Ulderico vescovo di Augusta. Forse era ancora vescovo alla morte di S.Romualdo (1027).
12. AZO
Presente al sinodo romano di Giovanni XIX nel 1029.
13. ATTO I
Citato nel diploma di Leone IX del 1049.
14. UGO I
Presente al concilio Lateranense di Nicola II nel 1058. Costruì il nuovo tempio in onore di San Severino nella città che da lui prese nome. Resse la diocesi fino al 1094.
15. LORENZO
Vescovo dal 1103 al 1119.
16. TERRAMONDO
Vescovo dal 1122 al 1135.
17. UGO II
Prima coadiutore poi successore di Terramondo nel 1135.
18. TODINO
1146-1166
19. ACCETTABILE
Vescovo nel 1171, firmò il concilio Lateranense di Alessandro III nel 1179; viveva ancora nel 1186.
20. ATTO II
Fu un pacificatore nelle questioni tra monasteri. Si hanno documenti nel 1192 e nel 1223.
21. RINALDO (Rainaldo)
Prima arcidiacono, vescovo dal 1224 al 1226. 
22. PIETRO II
Vescovo nel 1226 poi trasferito a Fermo.
23. FILIPPO
Tra il 1230 e il 1246 curò la diciplina del clero e dei monaci. 
24. GIOVANNI
Vescovo intorno al 1247-1251.
25. GUGLIELMO
Vescovo nel 1251, subì il sacco della città nel 1259 quindi fu trasferito a Nepi.
26. GUIDO
Eletto nel 1259. Collaborò alla ricostruzione della città e delle chiese, ottenne la restituzione delle reliquie di S.Venanzio trafugate nel 1259. Morì nel 1274.
27. RAMBOTTO VICOMANNI
Canonico e arcidiacono fu eletto dal Capitolo (1275) e confermato da Onorio IV. Continuò l’opera di restauro delle chiese. Morì intorno al 1306.
28. ANDREA
Di Gubbio, rettore della Marca, tenne la sede episcopale dal 1307 al 1310.
29. BERARDO
Dei conti di San Maroto. Successe nell’arcidiaconato a Rambotto e ad Andrea nell’episcopato nel 1310-1327.
30. FRANCESCO MONALDI
Di Urbania, canonico della cattedrale e di S.Venanzio, fu vescovo dal 1328 al 1355. Subì una censura per l’adesione ai Fraticelli dalla quale fu prosciolto.
31. GIOIOSO CHIAVELLI
Della famiglia signorile di Fabriano. Vescovo di Camerino dal 1356, trasferito nel 1360 a Atri e Penne per scambio con Marco Ardinghelli, domenicano.  Di  lui  resta  un  prezioso frammento di verbale di sacra visita. Tornò a Camerino nel 1374-1378.
32. MARCO ARDINGHELLI
Fiorentino, si scambiò la sede con il Chiavelli nel 1360 e fu vescovo di Camerino fino al 1374. 
Nel passaggio tra Gioioso e Marco, nel 1360, potrebbe aver retto la diocesi Luca Ridolfucci.
33. BENEDETTO CHIAVELLI
Nepote di Gioioso al quale successe nel 1378. Concesse il monastero di Belmangeri ai monaci Olivetani. Di lui si hanno notizie fino al 1387.
34. NUZIO SALIMBENI
Resse la diocesi dal 1390 al 1407.
35. GIOVANNI
Fu vescovo di Camerino dal 1407 al 1432. Fissò il numero dei canonici tolentinati; operò per la pace tra i Varano.
36. PANDOLFO CONRADI
Dei nobili di Alviano, resse la diocesi dal 1432 al 1437.
37. ALBERTO DEGLI ALBERTI
Nobile fiorentino, vescovo di Camerino dal 1437 al 1445. Partecipò al concilio di Firenze, fu creato cardinale da Eugenio IV. Si ritirò nel monastero di Grottaferrata tenendo la diocesi fino al 1445 come commenda.
38. BATTISTA ENRICI 
Romano, vescovo dal 1445 al 1449.
39. MALATESTA CATTANI
Di Borgo San Sepolcro, più volte ritratto da Piero della Francesca, presente a Camerino solo per le nozze di Giulio Cesare Da Varano e Giovanna Malatesta, ne fu vescovo dal 1449 al 1460.
40. ALESSANDRO OLIVA
Agostiniano, di Sassoferrato, creato cardinale, ebbe la diocesi, in commenda, fino al 1463.
41. AGAPITO RUSTICI 
Trasferito a Camerino dalla diocesi di Ancona nel 1463 si dimise dopo un anno.   
42. ANDREA VEROLI
Dopo varie diocesi fu trasferito alla chiesa di Camerino nel 1464 e la governò per 14 anni.
43. RAFFAELE RIARIO
Di Savona, nepote di Sisto IV. Ebbe la diocesi di Camerino come commenda.
44. SILVESTRO DE LABRO
Nobile reatino, fu vescovo di Camerino per soli due anni (1479-1481).
45. FABRIZIO DA VARANO
Umanista, della famiglia signorile di Camerino, fu vescovo dal 1482 al 1508.
46. FRANCESCO DELLA ROVERE
Di Savona. Passò in varie diocesi, tra le quali, per un anno, in quella camerte (1508).
47. ANTONGIACOMO BONGIOVANNI
Di Recanati, eletto nel 1509. Si dimise nel 1535. Durante il suo episcopato nacquero a Camerino i Cappuccini.
48. GIANDOMENICO DE CUPIS
Romano, elevato al cardinalato da Leone X ebbe la diocesi di Camerino dal 1535 al 1537, quindi passò ad incarichi romani.
49. BERARDO BONGIOVANNI
Romano, fu vescovo di Camerino dal 1537 al 1574. Iniziò la costruzione dell’episcopio, restaurò la cattedrale, istituì il monte frumentario, fece la ricognizione del corpo di S.Venanzio, fu nunzio in Polonia, partecipò attivamente al concilio di Trento, istituì uno dei primi seminari del mondo.
50. ALFONSO BINARINI
Di Bologna. Da Rieti fu trasferito a Camerino nel 1574. Ritrovò il corpo di S.Severino, promosse l’attuazione del concilio tridentino, morì nel 1580.
51. GIROLAMO VITALI DE’ BUOI
Di Bologna. Canonico della basilica vaticana fu promosso alla chiesa di  Camerino nel 1580.  Fu nunzio in  Polonia, inaugurò la cattedrale dopo solenni restauri, lasciò importanti perché minuziosi atti di sacra visita, morì a Roma nel 1596. Durante il suo episcopato Sisto V smembrò la diocesi per istituire quelle di Tolentino e Sanseverino.
52. GENTILE DELFINI
Patrizio romano, fu vescovo dal 1596, ospitò Clemente VIII nel 1597, morì nel 1601.
53. INNOCENZO DEL BUFALO CANCELLIERI
Romano, fu eletto vescovo di Camerino nel 1601. Fu inviato in Francia come Legato pontificio, creato cardinale nel 1604, si dimise nel 1606, morì nel 1610.
54. GIOVANNI GIOVANNINI SEVERINI
Di Matelica, fu vescovo dal 1606 per 16 anni e quindi trasferito.
55. CESARE GHERARDI
Perugino, cardinale, vescovo di Camerino dal 1622 per un solo anno.
56. GIOVANNI BATTISTA ALTIERI
Nobile romano, eletto vescovo nel 1624, resse la diocesi per tre anni, quindi si dimise e fu creato cardinale.
57. EMILIO ALTIERI (CLEMENTE X)
Fratello di Giovanni Battista gli successe nel 1627. Pubblicò le costituzioni sinodali improntate al concilio di Trento. Fu cardinale, Legato del Pontefice, eletto papa a 80 anni (1670-1676) quando aveva lasciato la diocesi.
58. GIACOMO FRANZONI
Cardinale, successe all’Altieri nel 1666. Costruì il seminario, restaurò l’episcopio e la cattedrale.Eletto vescovo tuscolano nel 1687, conservò l’amministrazione della diocesi di Camerino. Morì a Roma nel 1697.
59. FRANCESCO GIUSTI
Di Foligno. Consacrò la collegiata di S.Urbano ad Apiro. Morì nel 1702.
60. BERNARDINO BELLUCCI
Nobile pesarese. Fu trasferito dal Montefeltro alla nostra diocesi nel 1702. Curò la ricognizione dei santi custoditi e venerati in diocesi, fu eminente per la vita di pietà. Morì nel 1719.
61. COSMA TORELLI
Di Forlì. Fu vescovo di Camerino nel 1719. Partecipò al concilio romano di Benedetto XIII. Donò alla cattedrale la statua argentea di S.Ansovino. Quando nel 1728 fu eretta la diocesi di Fabriano ne ebbe per primo il titolo abbinato a quello di Camerino. Morì nel 1736.
62. IPPOLITO ROSSI
Di Parma, nobile, fu vescovo di Camerino e Fabriano nel 1736. Eminente per prudenza e santità, dopo un decennio fu trasferito a Senigallia.
63. FRANCESCO VIVANI
Di Osimo, fu trasferito a Camerino da Nepi e Sutri nel 1746. In cattedrale curò la suppellettile, a S.Venanzio donò la statua argentea del patrono e sei grandi candelabri.
64. LUIGI AMICI
Nobile camerinese, fu eletto vescovo in patria nel 1769. Nel 1787 la diocesi subì il distacco di Fabriano e Matelica e il vescovo fu elevato alla dignità arcivescovile. Curò il restauro della cattedrale e del palazzo vescovile. Morì nel 1795.
65. ANGELICO BENINCASA
Ministro generale dei Cappuccini, fu vescovo dal 1796 al 1816. Nel 1799 città e diocesi subirono il grave terremoto che, tra l’altro, distrusse la cattedrale e la collegiata di S.Venanzio.
66. NICOLA MATTEI
Nobile, di Pergola, vescovo nel 1817. Nel 1833 consacrò la ricostruita cattedrale. Ebbe ospite Gregorio XVI nel 1841. Fu trasferito nel 1841 e morì due anni dopo.
67. GAETANO BALUFFI
Nobile, anconetano, fu trasferito a Camerino da Bagnoregio nel 1843. Aprì orfanatrofi, promosse il culto della beata Camilla Battista Da Varano. Dopo solo due anni fu eletto nelle congregazioni romane e creato cardinale.
68. STANISLAO VINCENZO TOMBA
Nobile, di Bologna, resse la diocesi di Camerino negli anni 1845-1847.
69. FELICISSIMO SALVINI
Patrizio, di Foligno,trasferito a Camerino da Acquapendente nel 1847 ove restò fino al 1893, dove con grande prudenza guidò i cattolici nel lungo periodo risorgimentale e nel passaggio di governo.
70. CELESTINO DEL FRATE
Trasferito a Camerino nel 1894, resse la diocesi con dolcezza e prudenza fino al 1908. Morì a Treia.
71. PIETRO PAOLO CAMILLO MORESCHINI
Passionista, impegnò il suo servizio pastorale nella difesa della dottrina e nell’avvio del movimento cattolico. Morì nel 1918 appassion.mente vicino a sacerdoti e soldati durante tutto il conflitto mondiale.
72. ETTORE FRONZI
Trasferito da Cagli e Pergola, resse la diocesi nei vent’anni tra le due guerre (1918-1938). Si ritirò e morì a Senigallia nel 1940.
73. UMBERTO MALCHIODI
Di Piacenza, visse in povertà e nel rispetto del diritto il periodo del 2° conflitto mondiale (1939-1946). Trasferito a Piacenza prima come ausiliare, poi quale titolare.
74. GIUSEPPE D’AVACK
Romano, portò a Camerino l’ansia drammatica della riforma soprattutto del clero, che venne realizzando con personale partecipazione. Si ritirò a Roma nel 1964, ove morì nel 1980.
75. BRUNO FRATTEGIANI
Di Perugia, fu eletto nel 1964, amabile, conoscitore appassionato della Sacra Scrittura, realizzò fraternità e applicazione del concilio Vaticano II. Si dimise dall’incarico nel 1989.
76. FRANCESCO GIOIA
Di San Vito dei Normanni, cappuccino, fu eletto arcivescovo nel 1990. Resse la diocesi fino al 9 gennaio 1993, quando la Santa Sede lo nominò Delegato presso il pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e subito dopo Segretario del pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti.
77. PIERGIORGIO SILVANO NESTI
Di Marostica (VI), passionista. Fu eletto arcivescovo il 23 luglio 1993. Ordinato nella Cattedrale di Camerino il 31 agosto dello stesso anno, ha retto l’arcidiocesi fino al 30 maggio 1997. È stato Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. È deceduto in data 13 dicembre 2009; è sepolto al cimitero monumentale del Verano a Roma.
78. ANGELO FAGIANI
Di Monterubbiano (AP). Eletto arcivescovo il 14 aprile 1997. Ordinato nella Cattedrale di Camerino il 31 maggio 1997. Ha retto la diocesi nei difficili anni seguiti al grave sisma del settembre 1997. A seguito di una grave malattia le dimissioni dall’incarico furono accettate il 3 settembre 2007. Da allora è Arcivescovo emerito.
79. FRANCESCO GIOVANNI BRUGNARO
Nato a San Donà del Piave (VE). Del clero dell’Arcidiocesi di Milano. Eletto a questa sede arcivescovile il 3 settembre 2007, consacrato il 29 settembre 2007, prese possesso il 28 ottobre 2007.
Il 27 luglio 2018 papa Francesco accolse la sua rinuncia al governo pastorale dell'arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti di età. Da allora è Arcivescovo emerito.
80. FRANCESCO MASSARA
Nato a Tropea (RC). Del clero della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. Eletto Arcivescovo di Camerino- San Severino Marche Il 27 luglio 2018. Riceve l'ordinazione episcopale il 6 ottobre nella cattedrale di Mileto. Ha preso possesso canonico dell'arcidiocesi il successivo 21 ottobre.
 
BIBLIOGRAFIA
F. UGHELLI, Italia sacra sive de episcopis Italiae, Venezia 1717-1722
O. TURCHI, Camerinum sacrum, Roma 1762
P. SAVINI, Storia della città di Camerino, II ed., Camerino 1895
(aggiunte di M. Santoni)
B. FELICIANGELI, Cronotassi dei più antichi vescovi di Camerino, Camerino 1921
C. EUBEL, Hierarchia catholica medii et recentioris aevi, 
Padova 1960-1968
Cronotassi dei Vescovi 
di San Severino Marche 
1. ORAZIO MARZIARIO  
Di Vicenza. Primo vescovo della restituita diocesi da Sisto V nel 1586, Costruisce l’episcopio e l’ospedale, istituisce la comunità delle penitenti” di S. Maria Maddalena, riforma il Capitolo, accoglie i Filippini ed i Barnabiti. Muore il 3 giugno 1607.
2. ASCANIO SPERELLI
Di Assisi. Ausiliare del Marziario, gli succede nella cattedra e ne  continua l’organizzazione diocesana. Importanti i sinodi del 1612 e 1619, e la Visita pastorale molto particolareggiata del 1626. Muore il 2 luglio 1631.
3. FRANCESCO SPERELLI
Nipote di Ascanio viene in aiuto allo zio e gli succede.  Importante la Visita pastorale del 1634, ricca di notizie del tempo. Accoglie i frati di S. Francesco dì Paola (1642); tiene sinodo nel 1631 e 1640.  Nel 1646 si dimette e ritorna ad Assisi.
4. ANGELO MAIDALCHINI
Domenicano di Viterbo, già vescovo di Aquino, nel 1646 è trasferito a Sanseverino, dove compie sinodi nel 1652 e 1667; riapre nel 1568 il seminario  presso i Filippini; inizia la raccolta delle immagini dei vescovi e nel 1671 dona alla cattedrale l’organo del Catarinozzi. Nel 1677 si dimette e si ritira a Viterbo.
5. SCIPIONE NEGRELLI
Di Ferrara, tiene  due sinodi, 1682 e 1698;  chiude la comunità delle “Convertite penitenti” e vi accoglie le “Convittrici del Bambin Gcsù” (1093). Nel 1694 ha la Visita apostolica del card. Petrucci. Muore il 11 maggio 1702.
6. ALESSANDRO AVI
Di Camerino. Già vescovo di Pesaro, nel 1702 è  trasferito a Sanseverino per il clima clima più confacente al suo stato di salute, ma vi muore appena un anno dopo il 15 settembre 1703.
7. ALESSANDRO CALVI (detto anche ORGANI)
Di Prato. Fa rigorosa revisione delle reliquie dei santi, tiene sinodo nel  1714, riapre al Castello il seminario con annesso convitto. Muore il 26 luglio 1721.
8. GIOV. FRANCESCO LEONINI
Di Roma. Governa la diocesi per quattro anni; alla morte avvenuta il 16 settembre 1725 lasciava alla cattedrale in ricordo il pastorale d‘argento.
9. GIULIO CESARE COMPAGNONI
Originario di Macerata; tiene sinodo nel 1726. Ottiene dal  Capitolo Vaticano nel 1731 l’incoronazione della Madonna del Glorioso ed afferma la sua autorità sugli abati commendatari di S. Lorenzo, S. Paolo e S. Domenico Loricato. Muore il 12 aprile 1732.
10. DIONISIO PIERAGOSTINI
Di Camerino, già vescovo di Tricale dal 1728, è trasferito a Sanseverino nel 1732.  Fa revisione dei propri dei santi locali, istituisce la “Confraternita di s. Ivo”, per notai e legali gratuiti per i poveri; consacra molte chiese, tiene sinodo nel 1733 e 1736. Di grande austerità,  muore nella povertà l’8 dicembre 1745.
11. GIUSEPPE VIGNOLI
Di Camerino, rientrato per motivi di salute dalla delegazione pontificia di Francia, nel 1746 è nominato vescovo di Sanseverino. Istituisce la processione eucaristica della terza domenica; incorona la Madonna delle Vaccarecce e ottiene dal Capitolo vaticano l’incoronazione della Madonna dei Lumi. Tenta di trasferire la cattedrale a S. Lorenzo. Nel 1757 è trasferito alla sede di Carpentras. Quando muore (1782) lascia per testamento dei beni a Camerino e a Pievetorina per il culto ed in aiuto agli studenti poveri ed agli indigenti.
12. FRANCESCO M. FORLANI
Di Sutri, già vescovo titolare di Dardania, trasferito nel 1757 a Sanseverino; tiene sinodo nel 1764, tenta anche lui di trasferire la cattedrale in S. Lorenzo, ma quando nel 1765 è trasferito a Civita Castellana, il progetto fallisce ancora.
13. DOMENICO GIOVANNI PROSPERI
Di Camerino, già vicario del card. Altieri e delegato apostolico a Monaco, nel 1766 è nominato vescovo di Sanseverino. Tiene sinodo nel 1788. La città riconoscente per notevoli iniziative per il paese e per le attività spirituali lo ascrive nel patriziato settempedano. Negli ultimi anni sopporta serenamente la completa cecità.
14. ANGELO ANTONIO ANSELMI
Di Viterbo, già vescovo di Terracina e teologo al concilio di Pistoia, trasferito a Sanseverino nel 1792, guida la diocesi per 24 anni tra importanti e gravi avvenimenti: il disastroso terremoto del 28 luglio 1799, la consegna del seminario ai Barnabiti (1800), l’accettazione in dono del palazzo Margarucci (1802) per seminario ed episcopio, chiusura delle “misture parrocchiali” (1805), l’esilio a Como per rifiuto del giuramento a Napoleone (1808) la soppressione e depredazione delle comunità religiose (1809), ritorno dall’esilio (1815). Muore nel 1816 lasciando ricordo di uomo forte contro i malvagi ed amabile con i buoni. 
15. GIACOMO RANGHIASCI
Di Gubbio, ricostruisce materialmente e spiritualmente la diocesi disastrata dal terremoto del 1799 e dall’invasione francese. Nel 1831 tiene sinodo diocesano e nel 1827 trasferisce la cattedrale nel Borgo,  a S. Agostino, lasciando al duomo i frati minori. Muore il 15 maggio 1938.
16. FILIPPO SAVERIO GRIMALDI  
Di Treia. Solennizza la canonizzazione di S.Pacifico (1839), apre l’Orfanatrofio femminile (1841) ed accoglie in diocesi le suore di s. Vincenzo. Nel 1861 dà le dimissioni e si ritira a Treia.
17. FRANCESCO MAZZUOLI
Di Città della Pieve, nominato prima amministratore apostolico e poi vescovo di Sanseverino, guida con grande saggezza e coraggio la chiesa setlempedana nel perio per età e malattia e torna in patria, dove muore nel 1890.
18. AURELIO ZONGHI
Di Fabriano, governa la diocesi per appena quattro anni (1889-1893), poi è trasferito a Jesi.
19. GIOSUÈ BICCHI
Di Città di Castello. Tiene sinodo diocesano e  affida il santuario della Madonna dei Lumi ai Cistercensi (1901), restaura il duomo al Castello (1905). Muore  improvvisamente l’8 gennaio 1913.
20. ADAMO BORGHNI
Di Ferrara, già  vescovo di Comacchio, trasferito a Sanseverino, governa con dottrina, amabilità, e grande testimonianza di santità. Dal 1920 è anche Amministratore apostolico di Treia. Muore nel dicembre 1926 nella povertà, consumato da lavoro e penitenze.
21. VINCENZO MIGLIORELLI
Di Macerata. Già vescovo di Norcia nel 1928 è trasferito alla sede vescovile di Sanseverino, ne prende possesso ed invia anche una lettera pastorale, ma impedito a venire dal governo fascista, nel 1930 vi rinuncia. Muore a Roma nella povertà e nella sofferenza fìsica e morale nel 1939.
22. PIETRO TAGLIAPIETRA
Di Venezia. Attivo e stimolante suscita entusiasmo nella gente, realizza l’Oratorio maschile a s. Paolo, con cinema e Campo Sportivo. Dopo due anni e mezzo è trasferito a Spoleto.
23. FERDINANDO LONGINOTTI
Di Piacenza, eletto nel 1934, realizza subito molte opere: Oratorio femminile “Immacolata” (1937) e cinque chiese, la nuova cappella di San Severino con la cripta dei vescovi (1944) ed il monumento alla Madonna al Castello (1958). Tiene sinodo diocesano nel 1943 e fa venire in cattedrale le suore Sacramentine cieche per l’adorazione, ed al seminario prima gli Stimmatini e poi gli Orionini. Nel 1966 da le dimissioni e si ritira a Barna di Plesio (CO) dove muore nel 1977.
24. BRUNO FRATTEGIANI         
Di Perugia, già arcivescovo di Camerino, guida la diocesi settempedana prima come amministratore apostolico (07.01.1967 – 23.06.1979), poi come vescovo proprio fino al  30 settembre 1986, quando per il decreto della Santa Sede (Congregazione per i vescovi) avviene la “unione piena” delle due diocesi di Camerino e San Severino a formare la nuova “Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche”. Si chiude così la sede vescovile di Sanseverino, di cui ultimo vescovo titolare è stato mons. Bruno Frattegiani.
FONTI BIBLIOGRAFICHE
ARCHIVIO VESCOVILE DI SANSEVERINO MARCHE
particolarmente in Visite pastorali e Sinodi diocesani
G.C. GENTILI, De Ecclesia Septempedana, Vol. III, Macerata 1837
S.SERVANZI-COLLIO, Serie dei Vescovi di Sanseverino nella Marca, Camerino 1875 
(a cura di mons. Quinto Domizi) 


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