Pastorale Giovanile Diocesana


Saluto Ingresso in chiesaIl saluto dell'Arcivescovo Francesco Giovanni
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi


(…). I settantadue tornarono pieni di gioia (…). «Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».(Lc 10,1-12.17-20).

Come può crescere il vigore della Chiesa se non si procede nel cammino della missione? Come possiamo ammantare di benedizioni divine il mondo e le nostre valli di pianto se non ascoltiamo quel via così che risuona sulle labbra di Gesù? Nei ragazzi e nei giovani che ci vengono affidati matura la responsabilità apostolica, cresce lungo il cammino il loro vigore e pure il nostro!



1. Il Sinodo c’impegna a riguardare con cura i giovani, i loro itinerari di fede e il discernimento vocazionale che vi è intrinseco. Via così: «cresce lungo il cammino il suo vigore» (Sal 84,8), come i 72 inviati da Gesù (Lc 10). Ragazzi e giovani delle nostre Comunità che camminano come un nuovo moltiplicarsi pentecostale dei 12 apostoli. “Via come i 72” che vanno perché inviati, e inviati perché sono stati chiamati. Vanno pertanto sospinti dall’eco di quella chiamata, i passi scanditi dalla presenza dell’Inviato: Il Signore Gesù. Testimoni perché l’hanno incontrato.
2. “Via come i 72”, due a due, perché l’andare missionario ha sempre forma comunitaria che racconta e testimonia il Dio che è eterna relazione di amore. Mai soli dunque! Ma in cammino verso il Regno e verso ogni periferia nel sostegno reciproco, ciascuno aiutando la fede e la fatica dell’altro. Davvero non c’è cammino apostolico se non dove, muovendoci insieme e in comunione verso la medesima mèta, si apprende a camminare gli uni con gli altri.
3. “Via come i 72”, senza portare nulla, perché quando si portano cose, inevitabilmente siamo più inclini a dare agli altri soltanto cose e non la Parola di Dio, né il commento della Parola che siamo noi stessi, la nostra fraternità, la carità.
4. “Via come i 72”, senza orpelli, senza troppo sapere, se non la sapienza della croce a cui ci ha condotto drammaticamente il terremoto. La leggerezza di Pietro e Giovanni quando corrono al sepolcro con le mani vuote e con il cuore pieno di aspettative e scoprono la novità del Risorto!
Saluto Momento della celebrazione
5. “Via come i 72”, nella gioia del Vangelo, quella che non necessariamente risplende in successi pastorali e in grandi numeri, ma che fiorisce anche nella tribolazione e nella piccolezza del gregge, quando ascoltiamo il nome nostro e di tutti pronunciato con amore da Dio.
6. “Via come i 72”. Via da dove? Via dai nostri soliti luoghi, dalle sacrestie neanche più frequentate da chierichetti o ragazzi, dalle nostre conventicole più o meno aperte, confraternite buone e semplici ma che faticano ad evangelizzare. Dimoriamo insieme, presbiteri e laici, religiose e religiosi, nel cuore del Padre, il capo reclinato sulla croce con Gesù, non altrove. L’avventurarsi sulla via di Gesù, del Vangelo esige che ci stacchiamo dalle nostre sicurezze, alle volte sterili, e dal deleterio “si è sempre fatto così”! Spesso, questo atteggiamento, più che culla di vita e di nuova proposta diventa una tomba, non certo quella dov’è stato sepolto Gesù!
7. “Via come i 72”. Via verso dove? Se contempliamo il volto di Gesù, a cui ci rimanda continuamente Papa FRANCESCO, ci mettiamo con i giovani, con i ragazzi, con le giovani famiglie, con gli ultimi, a sillabare e cantare “verso Gerusalemme”, verso la Chiesa! Se seguiamo il Signore nel suo ostinato andare a Gerusalemme a celebrare nel dono di sé la promessa e definitiva Alleanza col Padre, allora in ogni cammino e a ogni passo non dimenticheremo di annunciare il bel nome del Signore Risorto: Gesù Cristo! E la gioia che riempie il cuore è causata dal dimorare di Dio con noi: la Pasqua di Gesù è la nostra Pasqua e deve diventare la Pasqua che il mondo aspetta. Anche la nostra amata gente delle casette, o sfollata, o rientrata, o emigrata, o disorientata, ci chiede condivisione, conforto, tempestiva operosità, solidarietà cristiana e civile.
8. “Via con i 72”. Su quali vie? Nessuna autostrada da vacanzieri, nessuna via inconcludente o abbandonata, nessuna scorciatoia da avventurieri, ma le vie della vera incarnazione, quelle proposte dalla Chiesa di oggi, che sono i percorsi evangelici, come quelli della Samaritana che va al pozzo, gente oppressa da una vita disordinata, in cerca di senso e vita vera; come quelli del Samaritano che va da Gerusalemme a Gerico, indigenti con sofferenze e povertà non saziate che, forse, non sanno nemmeno chiedere aiuto; strade come quelle battute dai tanti delusi e smarriti che vagano verso Emmaus, gente dalla fede languida e incerta.

Si tratta delle vie dei nostri paesi, delle nostre cittadine e borghi feriti dal terremoto, delle stradine di campagna, interpoderali che incominciano ad essere operosamente ripopolate, delle strade che portano meno curiosi e più attività, turismo e ripresa di vita locale. Il Signore ci invita a chinarci sui sofferenti, su chi ha perduto molto della sua storia, che ha visto distrutti i frutti della propria operosità, su coloro che perdono speranza, su coloro che vogliono ripetere il passato per dare sicurezze ingannevoli, su coloro che complicano la vita sociale ed economica, su quanti perdono o hanno cessato di trovare nella fede cristiana e nella presenza della Chiesa un alto riferimento di vita, di speranza, di forza per far cambiare le cose. Sono le vie che attraversano le valli dei nostri pianti, delle nostre desolazioni: se le attraversiamo insieme con il Signore che è la Via, quelle vie si cambieranno in sorgenti di speranza, si ammanteranno di un coro di benedizioni, nel presente intravvederemo i segni del futuro, non più promesso ma che si va compiendo…

È un cammino impegnativo, fratelli e sorelle! Ma nell’accoglienza gli uni degli altri, nell’esperienza della fraternità, nella gratuità del reciproco perdono, nutriti dalla stessa Eucaristia e riscaldati dalla Parola di Dio, crescerà certamente il vigore della fede, l’impegno della carità e l’ardore della missione.
Ringrazio la Caritas che è diventata quello che vuole il Papa. Grazie a tutti, specialmente ai giovani e alle famiglie che si sono fidati di seguire con passione la Parola del Signore e farla diventare metodo di conferma della fede, della testimonianza e dell’evangelizzazione.
Un ricordo affettuoso e grato va a tutte le Associazioni e i Movimenti impegnati nei settori più diversi.

Ringrazio tutti coloro che hanno condiviso il dramma del terremoto offrendomi ospitalità, conforto e sostegno nei giorni e nelle notti più difficili di quel triste periodo.
Saluto Vescovo tre giorni Grazie ai tanti laici che hanno risanato e lavorato per le Fondazioni per ridare alla Diocesi mezzi sereni, utili pastoralmente, confermando uno stile di gestione pulito, corretto, non clientelare. Grazie ai tanti generosi che discretamente hanno permesso di riassestare la Diocesi. Persone e laici impegnati che, gratuitamente, si sono fatti cirenei di verità e corresponsabili nella custodia e valorizzazione dei beni della nostra Chiesa.

Sono riconoscente al Signore per avere sempre sentito di servire la Sua Chiesa, e per i Sacerdoti che hanno condiviso con cuore aperto, con piena ed amabile credibilità la nostra Comunità diocesana.
Ai Sacerdoti sani e malati, giovani o anziani, sfollati o nelle casette, mi permetto di raccomandare che se non si vogliono bene tra loro, se non hanno una fraternità credibile, la sterilità delle vocazioni sarà una responsabilità grave per tutti noi e per il futuro di questa amata Arcidiocesi.

A tutti dico: amate il Vescovo Francesco così com’è e non come vorreste o sapreste fare Voi: il dono apostolico non accetta manipolazioni clericali, ma obbedienza ministeriale che esprime l’unica e comune missione di servire la Chiesa di Cristo.
Vi chiedo di pregare per me. Grazie,

Il Vostro +Francesco Giovanni, arc.

Amministratore Apostolico

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