GIORGIO CAMPANINI, Bene comune. Declino e riscoperta di un concetto, EDB, Bologna 2014, pp. 104, € 10.  

Lo spessore intellettuale e l’indiscussa autorevolezza del prof. Giorgio Campanini autorizzano a segnalare questa analisi del tema del bene comune affrontato con particolare attenzione al suo sviluppo nella storia.

In questo nostro tempo, il concetto di bene comune è sicuramente in crisi. Il sottotitolo del libro, infatti, esprime questa consapevolezza, ma tende a proiettarla verso un’apertura di riscoperta e di rilancio.

Nel secondo dopoguerra si era assistito a una forte spinta solidaristica che mirava al risollevamento delle economie dei singoli Stati coinvolti nel conflitto, ma anche al miglioramento delle condizioni di vita – sociali, politiche, culturali – delle popolazioni colpite da quel flagello.

Dopo il boom degli anni ’50 e ’60, però, la tendenza è cambiata sempre più drasticamente fino a raggiungere quelle punte di individualismo e di rivendicazioni autoreferenziali che caratterizzano la mentalità del nostro tempo e che condizionano non solo i modelli economico-finanziari globali, ma la stessa cultura fortemente soggettivistica.

Lo studio del Campanini lascia così emergere, alla radice del concetto di bene comune, le implicazioni politiche ad esso collegate e l’esigenza di ricostruire, a partire dalla memoria e dall’insegnamento che la storia universale ci consegna, un terreno di valori altrettanto universali su cui potersi confrontare indipendentemente dalle diverse appartenenze religiose, culturali, politiche.

Il sogno/utopia di un “nuovo ordine mondiale” e di un “governo mondiale” trovò voce autorevole nelle parole di Jacques Maritain nel 1947 durante la Conferenza Generale dell’Unesco. Un modello che trovava precedenti importanti nel mondo greco e poi romano, nelle idealizzazioni della medievale res publica christiana e nel Romanticismo, fino agli scritti di Antonio Rosmini e di Vincenzo Gioberti.

L’Autore pone come condizione imprescindibile per questo cambiamento di mentalità «il diffuso e convinto consenso dei cittadini, senza il quale un’ipotetica comunità mondiale sarebbe priva di solide basi e sarebbe destinata a fallire». Questo consenso dovrebbe convergere innanzitutto verso l’accoglienza incondizionata del rispetto dei diritti umani e delle fondamentali libertà civili, verso il bilanciamento del potere tra i diversi sistemi democratici, verso un comune principio di solidarietà e il pieno accordo a dirimere ogni eventuale controversia nel dialogo e nella mediazione senza mai ricorrere all’uso della violenza.

Come ribadisce Giorgio Campanini, al fondo della riscoperta del bene comune è il comune amore dell’Infinito da cui nasce la passione per la finitezza. Il cristianesimo, in questo senso, appare quanto mai attrezzato a proporre il superamento dei particolarismi in favore di un bene più grande, quello comune, appunto!

(fgb)